Percezione della scienza ed educazione scientifica nelle scuole
martedì 27 maggio, dalle 9.30 alle 13.00, presso l’Aula Marconi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (P.le A Moro, 7 Roma), verranno presentati i risultati dell’indagine su “Percezione della scienza ed educazione scientifica nelle scuole”, svolta da
FI'ART 2008 - FESTIVAL INTERNATIONAL D'ART EN FAMILLE
Palazzo delle Esposizioni
rotonda e scalinata via Nazionale
31 maggio – 1 giugno 2008
Per la 2° edizione del FI’ART - Festival International d’ART en Famille il Centre Pompidou di Parigi invita il Laboratorio d’arte del Palazzo delle Esposizioni, unico rappresentante italiano, a partecipare al grande evento che vede coinvolte istituzioni internazionali particolarmente attente all’educazione nel museo. Per l’occasione, oltre al Centre Pompidou e al Palazzo delle Esposizioni, sono coinvolti lo Sztuki Muzeum di Łódź, Polonia e il Children’s Museum di Pittsburgh, USA. Sabato 31 maggio e domenica 1 giugno, i musei partner propongono gratuitamente a bambini e ragazzi tra i 3 e i 12 anni accompagnati dai genitori laboratori, proiezioni e spettacoli per avvicinare giovani e adulti all’arte contemporanea. E condividere un’esperienza creativa con altre famiglie che, nello stesso fine settimana, aderiscono alla manifestazione nelle diverse parti del mondo. Filo conduttore di quest’anno è il cambio di scala: dal più piccolo al più grande, dal più grande al più piccolo. Il Palazzo delle Esposizioni presenta Un fiore per Alice, omaggio a Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carrol, evento coordinato da Elisabeth Augè del Centre Pompidou e dall’artista Chiara Carrer. Di fatto quale eroina della letteratura incarna meglio di Alice l’attitudine alla metamorfosi? La curiosa ragazzina beve pozioni magiche e diventa di volta in volta tanto piccola da passare in una tana per topi e tanto grande da superare gli alberi.
info:
Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194
sabato 31 maggio e domenica 1 giugno
dalle ore 11.00 alle ore 17.00
attività gratuita e senza prenotazione
www.palazzoesposizioni.it; www.centrepompidou.fr/enfants
Erika deve volare 


@more.mondo.world
Sposo volentieri una causa di cui ho appreso stamane notizia dalla trasmissione 1Mattina e lancio dal blog l'appello di mamma Rosetta, caparbia e forte come il sole del sud, per aiutare sua figlia :
" Erika non si muove non da cenni ma ha solo degli occhioni immensi pieni di tenerezza con cui vorrebbe dire e trasmettere tante cose... ma non può. E' affetta da encefalopatia severa. " ... (continua)
Per risolvere la sua malattia, Erika, dopo aver molto peregrinato, dovrà approdare in Florida, dove l'attenderanno dieci mesi di terapie e cure in un centro specializzato. Serviranno comprensibilmente quindi molti fondi per superare il problema che in questo caso si propone nella sua duplice veste: di salute ed economico. I genitori, da tempo supportati in tale percorso, documentato e visionabile al sito www.erikadevevolare.com, chiedono aiuto a tutti coloro i quali sentiranno di voler aderire alla loro battaglia, per far fronte comune e lasciare riscoprire ad una piccola anima fragile il calore di un sorriso.
Aprire un asilo nido
Aprire un asilo nido è a tutti gli effetti l’avvio di un’attività imprenditoriale, che comporta il reperimento di locali idonei, personale specializzato e servizi all’infanzia regolamentati nei più piccoli particolari. In Italia, sono 3.008 i nidi d’infanzia e 732 i servizi educativi integrativi di cui quasi il 70% a titolarità pubblica (dati Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza). Nonostante il miglioramento dell’offerta, i vuoti di servizi sono ancora tanti, soprattutto per le strutture che ospitano i piccoli sotto i tre anni, che non possono ancora accedere alla scuola materna e che sono rimasti fuori graduatoria nei nidi pubblici. Le nuove opportunità nel settore dei servizi all’infanzia sono davvero numerose. Dall’asilo nido nei luoghi di lavoro, ai baby parking condominiali, dall’asilo in casa al micronido in campagna. Le nuove formule offrono servizi di qualità e orari elastici: il tutto a prezzi non proibitivi, spesso con l’aiuto della formula franchising, ovvero un marchio conosciuto che per cifre generalmente inferiori al fai-da-te mette a disposizione nome (importantissimo!), garanzie, assicurazione, consulenti per l’avviamento dell’attività, arredi e tutto ciò che serve per cominciare. Grazie alla possibilità di avvalersi dei contributi pubblici o di quelli aziendali (nel caso dei nidi aziendali), si riescono ad alleggerire gli investimenti per l’avvio. Per esempio per chi avvia un piccolo nido in casa non è necessario nemmeno costituire un’impresa (di solito sono cooperative o società di persone) ma basta avere partita Iva e iscriversi all’lnps come assistenti di infanzia. A patto di avere, ovviamente, i titoli giusti (vedi seguito). Va inoltre ricordato che molti comuni prevedono anche la formula “Asilo in casa“, spesso finanziata in parte con fondi europei o fondi per lo sviluppo delle piccole imprese. Per questi progetti è necessario informarsi direttamente presso lo Sportello Attività Produttive del proprio comune perché progetti e finanziamenti variano molto da un territorio a un altro.
Pratiche e burocrazia:
L’asilo nido è una struttura di tipo educativo che si rivolge ai bambini di età compresa fra i 3 mesi e i 3 anni, che deve assicurare la realizzazione di un programma educativo, il momento ludico, l’assunzione del cibo e il riposo del pomeriggio.
I Comuni, dopo la verifica degli standard di qualità previsti dalla legge, si occupano dell’ Accreditamento degli asili privati che lo richiedono, riconoscendo la qualità dei servizi offerti. L’autorizzazione è data dallo Sportello per le Attività Produttive, con una scadenza prevista dopo tre anni. Presso lo stesso Sportello per le Attività Produttive ci si informa di quali requisiti richieda il proprio Comune per l’apertura di asili nido privati (variano da comune a comune).
Quindi, prima di mettersi a cercare, meglio sentire quali sono i vincoli e i regolamenti comunali.
TITOLO DI STUDIO
Per l’apertura di un asilo nido privato è indispensabile che gli educatori siano in possesso di UNA delle seguenti qualifiche professionali o titoli di studio:
1) maturità liceo socio-psico-pedagogico;
2) dirigente di comunità infantile;
3) maestra di asilo;
4) operatore dei servizi sociali;
5) assistente di comunità infantile
6) maturità magistrale;
7) tecnico dei servizi sociali;
master per la formazione della prima infanzia;
9) titolo universitario pedagogico;
E’ ESCLUSA la laurea in psicologia.
Se non si hanno questi titoli di studio, è possibile aprire come titolare, assumendo come educatore o direttore una persona in possesso di uno dei titoli di studio di cui sopra.
I LOCALI
Requisiti tecnici, strutturali, qualitativi e igienico- sanitari:
1) Da un minimo di 19 a un massimo di 50 bambini;
2) In casi particolari, la cifra può essere compresa fra 6 e 18 bambini;
3) Dimensioni della struttura conformi agli standard previsti dal DPGR n. 47/R /2003;
4) Minimo 42 settimane di apertura in un anno, minimo 5 giorni la settimana;
5) Da un minimo di 6 a un massimo di 11 ore di aprtura in un giorno;
6) Minimo 6 mq interni per bambino ospitato
7) La parte esterna deve coprire una superficie non inferiore allo spazio riservato ai bambini all’interno dei locali.
I servizi igienici e i locali adibiti al cambio non possono essere inferiori a otto metri quadri
Per rinnovare l’autorizzazione di asilo nido:
1) medesimi requisiti previsti per il rilascio;
2) certificazione che la struttura non ha subito variazioni;
Come devono essere i locali
Gli asili nido sono situati in edifici esclusivamente destinati a questo, provvisti della agibilità/abitabilità.
Spazi interni principali
- servizi generici
- cucine
- spazi destinati ai bambini
- spazi destinati agli operatori e ai genitori
PER PRESENTARE LA DOMANDA:
Rivolgersi al proprio Comune, Sportello attività produttive e informarsi precisamente dei requisiti richiesti. I seguenti sono solo i requisiti generali
L’autorizzazione dura tre anni e può decadere:
1) quando si violano gli obblighi contrattuali nei confronti del personale;
2) nel caso in cui vengono meno i requisiti certificati per ottenere il rilascio;
La domanda va consegnata tramite:
- spedizione con raccomandata con rdt;
- consegna diretta allo Sportello delle Attività Produttive.
Documenti:
- due copie del progetto di educazione;
- tre copie delle planimetrie in scala 1/100 dei locali con indicazione dell’arredamento;
- Modulo di domanda scaricabile dalla sezione Modulistica;
- due copie dello schema del sistema delle acque di scarico, con indicazione precisa delle fosse biologiche o di altri impianti di depurazione dei reflui;
- tre copie relazione ottemperanza norme abbattimento barriere architettoniche (Legge n. 13/89; D.M. 236/89; Legge n.104/92);
- due copie del regolamento interno;
- tre copie certificato di Prevenzione incendi rilasciato dal Comando Provinciale Vigili del Fuoco;
- Carta di identità del firmatario;
- Per gli Extracomunitari occorre una copia del permesso di soggiorno.
- tre copie della descrizione delle caratteristiche dell’esercizio;
- tre copie della documentazione di previsione di impatto acustico art. 8 comma 4 L. 447/95;
- tre copie dichiarazione di conformità ai sensi della L. 16/90 o certificato di collaudo degli impianti tecnici;
Quando si ritirano i titoli autorizzatori:
- Marca da bollo da 14,62 Euro
Su un muro vicino alla metro:
"In Italia di lavoro si muore. Perchè, di precarietà si vive?"
Sto lavorando a tre ore come fossi una che invece di lavorare ha bisogno di andare a divertirsi con i bimbi che educa e cura. A tre ore , come se il sacrificio di aspettare la chiamata giornaliera non contasse nulla e la difficoltà dei trasbordi correndo fra i diversi mezzi pubblici non avesse senso... si depauperano emotività e vite in questo modo. Si svilisce il rapporto scuola famiglia e quello scuola educazione e capacità d'insegnare ... è annichilente e ti fa passare la voglia di fare.
La filosofia per bambini
La "Philosophy for children" non è nuova: nata negli anni '70 con Matthew Lipman, filosofo e fondatore dell'Institute for the Advancement of Philosophy for Children (IAPC), essa ha avuto ampio seguito e diffusione prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo. Trova la sua ispirazione nel pensiero di John Dewey, profondamente convinto che la filosofia dovesse costituire una fondamentale risorsa educativa a tutti i livelli d’istruzione, ma affonda le sue radici anche nel pensiero di Lev Vygotsky, psicologo russo del novecento che ha approfondito le connessioni tra la discussione in classe e lo sviluppo del pensiero dei bambini e di Jean Piaget, profondamente interessato ai rapporti tra pensiero e comportamento. Secondo Matthew Lipman, l’esercizio critico del pensiero, l’incontro con temi e problemi che stimolano la ricerca di conoscenza, il confronto con diverse ipotesi di interpretazione del mondo e con diversi percorsi logici devono essere un elemento essenziale in ogni percorso di formazione ed è necessario che siano offerti precocemente, addirittura già a livello di scuola elementare. "Fare filosofia" con gruppi di allievi di età compresa tra i 3 e i 18 anni permette infatti di sviluppare abilità di pensiero di ordine creativo ed etico, di approfondire le situazioni in modo analitico e di esplorare le possibili alternative, trovando soluzioni originali per risolvere in modo costruttivo i problemi quotidiani. Ma non solo. Riconoscere e condividere le emozioni e portare avanti attività di pensiero socializzata possono essere un buon metodo per accrescere l'abilità di comunicazione efficace e di gestione del conflitto, incrementando l'empatia e la capacità di controllo delle emozioni e dello stress. Inoltre, la filosofia può migliorare l’apprendimento di tutte le materie del curricolo scolastico: ad esempio far seguire alla lettura in classe di un romanzo o di una poesia una riflessione collettiva, osservare con spirito critico un dipinto, porsi con mentalità analitica di fronte a una dimostrazione scientifica sono tutte attività che possono indurre i bambini a riflettere sulle esperienze fatte - disciplinari e non - e a "partorire" conoscenze, andando alla ricerca di ciò "che è" o "non è" o di "come potrebbe essere" una cosa. Trasversalmente a tutte le discipline è da sottolineare certamente come l’educazione al pensare e l’etica del dialogo possano far aprire i futuri cittadini al senso della “cittadinanza attiva”, aiutandoli a sviluppare una forma mentis aperta al senso di responsabilità, giustizia, collaborazione e cooperazione. Ma come portare concretamente nelle classi dei più piccoli la filosofia? L'idea di Lipman è quella di creare una vera e propria "comunità di ricerca" (sia nelle classi di scuola materna ed elementare che nei gruppi di formazione degli insegnanti) in cui tutti, insieme, costruiscono conoscenza, dialogando su problemi e questioni di natura filosofica, sul valore della vita, il pensiero, il rapporto mente-corpo, la verità, la giustizia. L'insegnante in questo contesto diviene un "facilitatore" del processo di ricerca, che segue e stimola attraverso l'uso di domande aperte, interventi di chiarificazione e approfondimento, ricerca di criteri procedurali comuni e condivisibili che non tradiscano mai lo spirito della ricerca e dell'indagine, necessariamente aperta e potenzialmente interminabile. Ovviamente la gestione di un'esperienza educativa di questo tipo richiede una formazione specifica.
Laboratori scientifici nelle scuole
Il Gruppo di Lavoro per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica, consapevole che la didattica laboratoriale possa costituire uno strumento per migliorare l’efficacia dell’insegnamento scientifico, ha messo in moto - in stretta collaborazione con l’Amministrazione - una ricerca censuaria su tutte le scuole, volta ad indagare lo stato delle attrezzature e dei laboratori scientifici. In contemporanea si è voluta condurre, su un campione stratificato di 1400 scuole, una ricerca qualitativa per analizzare la fruibilità e il reale utilizzo dei laboratori e delle attrezzature scientifiche da parte dei docenti nell’attività didattica. Dalle indagini emergono alcuni elementi originali di analisi e informazioni indispensabili per la programmazione degli interventi sull’insegnamento scientifico.
I risultati della ricerca verranno illustrati in occasione della conferenza stampa che si terrà il giorno 23 aprile p.v., alle ore 12.00, presso
Sarà particolarmente gradita la tua presenza.
Cordialmente
Come il cervello riconosce la lingua madre
L’attività elettrica cerebrale rivela la lingua nativa di una persona che legge in silenzio. La scoperta, effettuata dai ricercatori del Cnr e dell’Università Milano-Bicocca e pubblicata sulla prestigiosa rivista Biological Psychology, aiuta a determinare l’idioma originario di una persona in stato di amnesia, in stato confusionale o sordomuta I risultati di uno studio, coordinato da Alice Mado Proverbio del laboratorio di Elettrofisiologia cognitiva del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con Roberta Adorni, e Alberto Zani, ricercatore dell’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano-Segrate dimostrano che esiste una regione del cervello, chiamata area per la forma visiva delle parole, localizzata nel cosiddetto giro fusiforme sinistro della corteccia occipito/temporale, che riconosce automaticamente la forma delle lettere e delle parole, ed è molto sensibile ai livelli di familiarità delle stesse. “Abbiamo condotto la nostra ricerca su 15 interpreti simultanei italiani di elevata professionalità la cui competenza dell’inglese era indistinguibile (ai fini professionali) da quella della lingua madre”, spiega Alice Mado Proverbio, “constatando che componenti indipendenti dell’attività bioelettrica cerebrale distinguono la lingua madre da qualunque lingua appresa in età scolare, anche se la padronanza è elevatissima ed equivalente a quella della lingua nativa”. In particolare, una prima onda d’attività (chiamata N170) sulla regione visiva sinistra del cervello, osservabile tra 150 e 200 ms dopo la presentazione di una parola, ha una grandezza diversa a seconda che la parola letta appartenga alla lingua madre o a lingue apprese successivamente, cioè dopo i 5 anni di vita. Questo fenomeno è dovuto al fatto che l’apprendimento della lingua nativa, in persone monolingui, si verifica contemporaneamente all’acquisizione delle conoscenze concettuali e normative, come pure delle esperienze corporee e sensoriali. “Per esempio”, continua la ricercatrice, “un bimbo impara che un /kol'tɛ:llo/ la cui forma sonora viene elaborata nella corteccia temporo/parietale posteriore (cioè la regione del cervello che si trova nel cranio, all’incirca sopra le orecchie) è lungo, affilato, lucente, freddo, appuntito (informazioni immagazzinate nella corteccia somato/sensoriale apprese toccando e guardando), che solo gli adulti lo possono maneggiare (valore normativo, con un collegamento alla corteccia prefrontale, la parte del cervello anteriore alle aree motorie e premotorie), che è pericoloso e può procurare delle ferite (valenza emotigena, sviluppo di marker somatici immagazzinati nella corteccia orbito-frontale e nell’amigdala). L’apprendimento della traduzione in inglese del termine (coltello = knife) dopo la formazione delle conoscenze sul mondo corrisponderà invece all’acquisizione di un’informazione di tipo puramente fonetico (cioè, uditivo) ed ortografico (cioè grafico), e non condividerà il substrato neurobiologico della memoria dell’individuo, se non in modo indiretto”. Questo spiega perché l’attività delle popolazioni di cellule nervose adibite alla comprensione del linguaggio è molto diversa per parole della lingua madre o di altre lingue straniere apprese dopo i 5 anni, e la misurazione dei loro potenziali bioelettrici di interscambio è molto sensibile all’età di acquisizione di una lingua. Dopo i 250 ms dalla presentazione di una parola è anche possibile stabilire con una certa precisione le differenze nella competenza linguistica per le varie lingue straniere (ad esempio inglese rispetto a tedesco che, nel caso dei 15 interpreti, era la seconda lingua non preferita). Dall’osservazione dell’attività cerebrale sulla regione visiva occipitale sinistra e frontale sinistra e destra si nota che la parte posteriore del cervello è più attiva durante la lettura di parole della lingua meglio conosciuta, mentre la parte anteriore lo è, sempre per la lingua meglio padroneggiata, in risposta a parole inesistenti, producendo un’onda negativa discriminativa, che riflette la difficoltà di accesso al significato di una parola. La registrazione dei potenziali bio-elettrici si è rivelata sensibile a sottilissime variazioni nella competenza linguistica di interpreti simultanei di provata professionalità internazionale, mentre è naturalmente ancora più rispondente a macroscopiche differenze nell’abilità linguistica di persone con livelli di conoscenza meno avanzati. “Possiamo ben dire”, conclude Mado Proverbio, “che i risultati dello studio, mostrano che la lingua madre di una persona che non parla, volontariamente o meno, può essere dedotta dalla sua rispondenza bioelettrica alle parole se le si richiede di esaminare attentamente un testo pur senza richiesta di comprenderlo (e questo può avvenire anche in persone amnesiche, in stato confusionale o sordomute, come pure in persone con gravi forme degenerative cerebrali o di paralisi muscolare). Il risultato è ancora più interessante se si considera che altri metodi utilizzati per identificare la nazionalità di un individuo sulla base di test linguistici (ad esempio, l’analisi dell’accento, della pronuncia, della conoscenza di fatti geografici e culturali) sono a tutt’oggi considerati poco attendibili”.
Diamo spazio alla solidarietà
In base ad un accordo tra l’Agenzia Spaziale Italiana e il Ministero della solidarietà sociale, il simbolo della solidarietà è stato portato a bordo dello Shuttle STS-120, lanciato nello spazio il 23 ottobre 2007 nell’ambito della missione dedicata alla costruzione della Stazione Spaziale Internazionale ISS. La missione, guidata da Paolo Nespoli, è stata chiamata ESPERIA, dal nome che gli antichi Greci usavano per riferirsi alla penisola italiana. Il nome è stato scelto per sottolineare che la missione costituisce una grande dimostrazione delle potenzialità della tecnologia italiana. In occasione del lancio della navicella, il Ministero della solidarietà sociale in collaborazione con il Ministero della pubblica istruzione ha indetto il Concorso “Diamo spazio alla Solidarietà”, rivolto a tutti gli studenti e le studentesse delle classi V delle scuole primarie. Il Concorso si propone di promuovere presso i cittadini più giovani il tema della solidarietà (rispetto agli anziani, ai poveri, agli immigrati, ai nomadi, ai disabili…). Il concorso consiste nella realizzazione di elaborati artistici. I personaggi proposti possono costituire uno spunto, un'idea da cui partire per creare storie, fumetti, racconti o altre rappresentazioni di esperienze proprie o di altri. Le opere vincitrici riceveranno un premio in denaro, che sarà attribuito alla scuola per il sostegno a iniziative umanitarie e/o per l’acquisto di materiale didattico.
Gli alunni delle classi premiate riceveranno invece uno zainetto contenente materiale informativo, matite, portachiavi, spille e altri oggetti, tutti recanti il logo della solidarietà.
I premi saranno pari a:
Sono candidati ai premi finali, oltre alle scuole, tutti gli studenti e le studentesse, singolarmente o in gruppo, della stessa classe o di classi diverse, che affrontino in maniera originale e significativa il tema oggetto del Concorso.
La partecipazione al Concorso è gratuita
Gli autori e le autrici dei prodotti presentati al Concorso cedono a entrambi i Ministeri interessati il diritto di stamparli, presentarli, esporli o pubblicarli in formato cartaceo o digitale. Il Concorso, che si svolgerà a livello nazionale, si concluderà entro il 30-04-2008 con la selezione da parte della Commissione appositamente nominata, di tre opere finaliste.
info e regolamento sono qui ! In bocca al lupo!