Epicuracanto

sogni, idee, viaggi e ricerche di una filosofa-cantante
martedì, 08 luglio 2008

ALLA SCOPERTA DEL GUSTO DELLA GARFAGNANA

Torna il “Treno dei Sapori” che, il 13 luglio, riproporrà l’itinerario da Livorno all’alta Garfagnana, via Lucca, alla scoperta delle eccellenze enograstronomiche e delle tradizioni del territorio. Lo speciale convoglio è organizzato nell’ambito del programma di marketing territoriale “Ponti nel Tempo” della provincia di Lucca. Il “Treno dei Sapori” arriva giusto in tempo per aggiungersi alla manifestazione “Le Contee del Farro” (12 e 13 luglio, Lucca), grazie alla quale riscoprire gli antichi sapori legati alla cultura del cereale coltivato in alta Garfagnana fin dai tempi più antichi. Al farro è dedicato anche il convegno al quale prenderanno parte amministratori, studiosi ed agronomi, e la consegna del premio “Giovanni Bechelli”, istituito dall’Associazione Pesaco per ricordare la figura del ricercatore che collaborava anche con l’università di Firenze. Nell’occasione sarà premiato il produttore il quale, secondo una giuria di esperti, detiene la miglior qualità di Farro Igp della Garfagnana.

postato da Florianopolis alle ore 14:10 | link | commenti
categorie: viaggi, cultura, riflessioni, ambiente, ricette, cucina, geografia, comunicazione, idee, inviti, allegria, curiosità, insegnare
martedì, 06 maggio 2008

Professione: blogger per passione

... homeLei è Sigrid, 30 anni, belga di nascita, italiana per amore. La sua passione è il cibo, raccontare il gusto dei sapori e inventare nuove combinazioni. La cucina è il suo regno, la macchina fotografica la sua ultima scoperta, scrivere un piacere di vecchia data, Cavoletto di Bruxelles il suo blog, la sua voce, il suo personalissimo terreno di gioco, il luogo dove raccontare umori, esperienze e divertimenti.
(
continua )

E' meraviglioso! Perchè ancora la ceatività merita di avere uno spazio, perchè di e per passione ancora anche in Italia si può lavorare, perchè non si è mai sconosciuti se la rete ci aiuta a diffondere cose buone, perchè reinventandosi si riscopre quanto potenziale abbiamo da offrire a noi stessi rispettando la nostra intelligenza. Brava Sigrid! E grazie di avermi fatto conoscere gusti e sapori senza confini, senza margini, trascritti con leggerezza, empatia e sale di vita. Leggeri e delicati pensieri legati a d eleganti sfumature visuali. Visitate il sito e resterete affascinati.

mercoledì, 30 aprile 2008

Languori enogastronomici in quel della Garbatella

Patate della Garbatella ( come le faceva la mamma di Enzo, che sentitamente ringraziamo!)

ripassate in padella con alloro, cipolla, rosmarino, finocchietto, peperoncino e sfumate con vino e aceto

La leggenda vuole che nel quartiere dei lotti e dei villini, una compiacente e garbata ostessa gestisse la sua osteria. Sta di fatto che quel tratto dei colli di S.Paolo cominciò a chiamarsi Garbatella, forse proprio in riferimento alla nostra garbata ostessa. Il 18 febbraio di 79 anni fa la nascente borgata non aveva ancora un nome ufficiale. Fu proposta Concordia, per richiamare l'auspicio di una pace sociale che appariva molto vacillante. Poi si pensò a Remuria, per via di una leggenda secondo la quale Remo, in opposizione a Romolo, è qui che avrebbe voluto costruire la sua città (e non sull'Aventino come vuole la tradizione più accreditata). Prevalse in via ufficiale, ma solo alla metà degli anni '30, il nome che popolarmente si era già imposto: Garbatella.  ( De Gustando Garbatella al Ristoro degli Angeli )

Una carta dei piatti interessante e variegata, come i profumi che predispongono a piaceri intensi di prelibate leccornie giunte al cuore romano dalla Toscana, dalla Grecia, dalla Sicilia, dalla Sabina, dal Nord Europa, dalla tradizione. Andrò presto a verificare di persona e saprò dire! La carta dei vini tifa per quelli laziali, ma altri calici è comunque possibile scegliere senza problemi.

venerdì, 29 febbraio 2008

International Women's Day

Giallo è donna

L’8 marzo è il giorno più importante per le celebrazioni economiche, politiche e conquiste sociali della donna.   Il cibo unisce le persone, così vorremmo invitarvi a cucinare o cuocere qualcosa di giallo per questo giorno speciale. Giallo in quanto questo giorno nei paesi del sud tradizionalmente si regalano mazzetti di brillante Mimosa primaverile. I fiori sono visti come un segno di rispetto ma anche come espressione di solidarietà verso le donne che sostengono le donne oppresse in tutto il mondo. Così quest’anno invece della Mimosa prepareremo dei piatti gastronomici gialli. Potrà essere quello che volete: pasta, carne, pesce, fingerfood o un intero menù basta che sia giallo. Sarà un po’ come se per quest’anno anziché dei fiori ci scambiassimo una leccornia, simboleggiando la gratitudine e il rispetto che ogni donna al mondo merita.

Come partecipare             Grazie a Fiordisale e Zorra  per l'iniziativa!

martedì, 29 gennaio 2008

Lemon Cocco

 

conservareinfrigo.blogspot.com/2008/01/lemon-cocco.html
Li ho appena sfornati e ricoperti in variante con scaglie trasparenti di mandorla e gocce di caramello al posto della glassa...da urlo! Grazie a Tulip per questa chicca!
giovedì, 24 gennaio 2008

La prova di Montalbano...in cucina!

" Fate lessare un cavolfiore in acqua salata, tiratelo fora al dente e tagliatelo a tocchi. Fatelo 'nsaporiri dintra a un tegame indove aviti soffritto 'na cipuddruzza tagliata a fettine. A parte,  friggiti un bel pezzo di sazizza frisca e appena che addiventa dorata, tagliatela a dischetti di massimo un centilimetro, livannogli la pellicina. Mittiti 'nzemmula cavolfiore e sazizza nell'oglio di frittura, aggiungendo qualichi patata tagliata a dischi trasparenti, aulive nìvure spezzettati , sali e spezie. Ammiscate bene questa composta. Con tanticchia di pasta di pani lievitata fate 'na sfoglia a disco e assistematela in una tortiera a bordo alto, inchitela con la composta, ricoprite con un altro disco di pasta di pani incollando bene i bordi. Ungete le parti superiori con sugna e mettiti la toritiera nel furno caldissimo. Tirate fora appena si dora ( ma ci vorrà 'na mezzorata )." Questa è la ricetta della 'npanata di maiali che il commissario si fici dettare doppo che con  Fazio  sinni era liccato i dita ...

Le ali della sfinge - Andrea Camilleri - Palermo - Sellerio editore  2006

Vi giuro che ieri , con qualche piccola variante personalizzata, l'ho preparata, ed è una vera leccornia! Senza sugna, con un pò di carne trita mista alla salsiccia  con un' aggiunta di  poche foglie di prezzemolo miste a cipolla di Tropea, con olive verdi in salamoia, dato che di quelle nere ero sprovvista. Ho tirato l'impasto della pizza solo un pochino più morbido del solito e soffritto il composto con appena qualche cucchiaio d'olio d'oliva extra. Sublime , accompagnata da un Duca di Salaparuta che ne ha esaltato  tutto il gusto!

lunedì, 21 gennaio 2008

         Affettuose amenità!!!!!!! 

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Ho copiato questo cuore dal blog di elyweb
Questo è il cuoricino fortunato dell'amore...

Al mio 3 esprimete un desiderio

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ESPRIMI!!!

PS: ricordati di ricopiarlo entro 2 minuti sul tuo blog!
E poi ....
tutti a tavola!
Il  primo :
Tortellini di speck al ragù di verdure
Avete per caso comprato di recente pasta ripiena allo speck? Ma certo che sì, furboni! Non fate finta di essere tutti a dieta! Beh,  in venti minuti precisi ne potrete assaggiare e decantare le meravigliose seduzioni se li servirete con un ragù semplice di verdurine tagliate al momento: un peperone rosso pulito e diviso  a quadrucci, due carote sode ed affettate a rondelle, una costola di sedano trionfante nel suo verde involucro da primato cromatico che si unirà agli elementi di cui sopra! Baldanzosa si annetterà della cipolla rossa e si'irrorerà generosamente il tutto con olio extra vergine d'oliva, un pizzico di sale , qualche cicciolo di pancetta dolce, pepe bianco se vi va!  Pronti a tuffare dentro l'intingolo la pasta ripiena, sì ?... E allora dopo solo 17 minuti di cottura e due tre mestoli di brodo ai funghi aggiunto per accogliere la bionda prelibatezza, fatelo! Portate a cottura per tre minuti e poco più tirando a fiamma vivace e servite dopo aver aggiunto un pizzico di zafferano in polvere.
Il secondo:
Coniglio ai carciofi e profumo di finocchio:
Se avete in casa dei ritagli di carne del tipo pollo o coniglio, potrete assaporare questa veloce e semplice ricettina che non scarta via nulla! "In tempi di austerità si fa di necessità virtù, soprattutto in cucina", questo è ciò che professa rigorosamente la suocera che ricorda la fame nera dei tempi di guerra. Se aprite il frigo vi ritrovate pure per caso dei finocchi con i loro ciuffetti verdi ed ancora freschi?.... Dei carciofi diciamo così ....diciamo cosà....diciamo così e cosà?.... Bene! Allora, prendete una capiente e larga teglia, inondatene il fondo d'olio extra vergine e tuffatevi dentro due spicchi d'aglio tritati al momento. Poi aggiungete i cuori di carciofo tagliati sottilmente e privati della loro parte dura ed ormai inservibile, coprendoli con una generosa spuzzata di succo di limone, residuo tra gli elementi perdurati in frigo dall'ultima volta che vi siete ricordati di comprarne uno che in cucina serve sempre!  Fate andare per qualche minuto e poi unite al soffritto vegetale i ciuffi tagliati, lavati e magari pure passati in un pochino di bicarbonato disinfettante (che non si sa mai !), dei finocchi di cui sopra. Sì, insomma quelle barbette pelose ed insignificanti che di solito si gettano al momento della pulitura del finocchio...pare abbiano proprietà depurative...non è male, vero? Sentite che profumino....e che sfrigolio!...Siete a buon punto. Ora adagiate i pezzi del coniglio, ei fu saltellante e veloce, ma evidentemente non troppo, sopra la mistura di verdurine che si sarà leggermente appassita. Unite qualche mestolo di brodo per insaporire e servite caldo non appena l'intingolo sarà giunto a cottura!    
postato da Florianopolis alle ore 10:55 | link | commenti (2)
categorie: ricette, siti, cucina, blog, amici, internet, humor, inviti, allegria, online, curiosità, broderie, creatività idee
domenica, 20 gennaio 2008

La prima community sul cibo in Italia.

E’ da poco nato ed è già pienamente operativo nel web Mondocibo, un feedreader che aggrega tutti gli ultimi post che parlano di cucina, cibo, pietanze et similia. Insomma, il primo network italiano che funge da aggregatore fra le miriadi di foodblog che impazzano per la rete. Qui potrete trovare le ultime ricette, scambiarvi opinioni con gli autori e discutere di quanto di goloso viene proposto per la blogosfera. Un’unica avvertenza: vietato a chi è a dieta, crea assuefazione!

sabato, 05 gennaio 2008

Cus cus della Befana 

Chiudete gli occhi e provate a seguire un filo di profumi che attenzione: potrebbero stordirvi e sbalordirvi all'unisono!!!!! Per un pranzo che anticipa l'ultima festività natalizia o precorre momenti di gusto per il palato!

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X 4 persone:

4 fette generose di carne di maiale con l'osso

800 g di patate novelle

rosmarino

olio d'oliva

sale e pepe bianco

uno schizzo di salsa di soia

per il cus cus:

250 g di cus cus precotto

due etti o poco più di piselli novelli

1/4 di cavolo bianco

6 pomodori secchi sott'olio

quattro peperoncini ripieni ( quelli con tonno, acciughe, capperi e prezzemolo)

sei spicchi di carciofini sott'olio

una manciata di capperi di Pantelleria

quattro cucchiai di maionese

gocce di limone spremute al momento per irrorare tutto questo  mix , colorato nel frattempo con curry prodigioso e prezzemolo tritato!

Preparare il cus cus e condirlo con le verdurine appena sbollentate, la maionese, i sott'olio sminuzzati, una spolverata di curry e prezzemolo tritato ! Semplice semplice!

Le fette di maiale si posano su olio caldissimo profumato al rosmarino, si scottano e allietano con uno spruzzo di salsa di soia . Si legano delicatamente ad un piatto di patatine novelle, cotte sapientemente al forno con rosmarino, pepe bianco sale ed olio q.b. Si sforma il cus cus su un piatto da portata creando quattro piccoli vulcani e si decora con scorzette di buccia di limone ed arancia grattuggiate. Finite di sbucciare l'arancia ed assaporatela a fine pasto. Provate ad accostarci , da bere, un Vermentino di Gallura bianco e fresco.

Contenti , sorriderete alla vita!

 

Lo sapevate che:

Il cuscus e' il classico piatto dei venerdi' sera dopo la preghiera, ma si consuma anche in qualsiasi occasione di festa: un parto, una circoncisione un fidanzamento, un matrimonio, un funerale, un addio tra amici o il ritorno dei fedeli dalla Mecca. Il Cous cous dolce, invece, e' l'ultimo pasto dei mattino, prima dell'inizio dei digiuno previsto dal Ramadan. Anche per la societa' araba, nomade o sedentaria, il cibo, oltre una funzione socializzante, ha una chiara connotazione identitaria ed esprime il senso di appartenenza a un determinato gruppo sociale, ma anche al vissuto della propria famiglia. La cucina marocchina e', da sempre, una cucina di donne, depositarie di una sapienza ancestrale e di un repertorio di gesti quotidiani, non privi di significati simbolici. Solo la mano della madre, o della nonna, sa conferire al cuscus quella finezza e quel gusto incomparabili, che difficilmente potranno essere trovati in un locale pubblico, quindi, se volete mangiare il vero cous cous (cus cus) e' molto meglio che diventiate amici di una famiglia nord africana. Le innumerevoli tipologie di cuscus variano a seconda dei territorio, della stagione, della disponibilità di ingredienti e di mezzi, delle aspettative comunitarie e, infine, della creatività individuale. Tuttavia, al di là
delle differenze, esiste una tecnica di base, condivisa da tutti, per ottenere un cuscus che sia degno di questo nome.

Per prepararlo:

Si stende un po' di semola di grano duro, o di altri cereali (orzo, sorgo, mais), spolverizzandola con un po' di farina in un grande piatto rotondo, di legno, alluminio o terracotta, e la si asperge di acqua fredda salata. Si procede poi alla sua lavorazione mediante un movimento circolare dei palmo della mano, finche' non si formino i granelli di cuscus e non si separino gli uni dagli altri. Per cuocere la semola a vapore, occorre versarla in una cuscussiera, una specie di doppia pentola, la cui parte alta è forata per lasciar uscire il vapore durante la cottura. La parte bassa, invece, viene riempita di un brodo di carne e verdure, che si porta in tavola in recipienti separati, per poterlo aggiungere a piacere nei piatti. Cio' che dona sapore al cus cus, naturalmente, e' la "salsa" che lo accompagna. Nelle regioni più povere, si faceva solo con le verdure (prima carote, rape e zucchine, poi piselli, ceci, fave, melanzane, peperoni), o con latte, simbolo  della purezza dell'islam. Nei Paesi ldi mare, e' invalso l'uso di utilizzare più spesso il pesce, soprattutto orata e cernia, condito con l'olio di argan. Ma il piatto piu' ricco e appetibile e' quello a base di carne (agnello, montone, lepre, escluso naturalmente il maiale) o di pollame (pollo, piccione, pernice). Da provare per scoprire un gusto forte, fra tutti, il cuscus alle interiora di pollo (ventriglio, fegato e cuore), o alla testa di montone disossata, o alla trippa farcita. Gli amanti della tradizione colta lo gustano anche alle cipolle e uva passa, ai datteri e carne, alla zucca, al carciofo selvatico, alle frattaglie di pecora, alle cozze seccate al sole e ai fiori di lavanda. Se lo si vuole dolce, anzi dolcissimo, c'e' il mesfouf al burro, miele, mandorle, cannella, uva di Corinto e datteri di Tunisia. Per ottenere un cuscus a regola d'arte, bisogna far ricorso all'arte del droghiere, evitando i prodotti industriali. Per farsi un'idea esatta delle spezie orientali, non c'è che andare in giro per un suq, come quello delle di Marrakech, dietro la piazza Djemaa-el-Fna, oppure fare un salto alla vicina erboristeria Avicenne, dove Rachid Marghfour vi sbalordirà con una scelta di prodotti che sembrano addirittura usciti dalla caverna di Ali Babà, e che vanno lentamente annusati e assaggiati uno ad uno prima dell'acquisto. Solo un sapiente, segreto e personale dosaggio garantirà la qualità dei cuscus. Fare un elenco veramente completo delle spezie indispensabili e' praticamente impossibile, ma si possono citare almeno quelle più usate, e più amate, in Marocco: cumino, curcuma, cannella, menta selvatica, semi di sesamo, noce moscata, malva, coriandolo fresco, anice verde, chiodi di garofano, cardamomo, zafferano, zenzero, ambrosia, verbena, maggiorana, finocchio, assenzio, salvia, pepe di Guinea, fiori di lavanda, macis e kebaba (peperone di Giamaica). Il cuscus bisogna saperlo preparare, ma anche servire e mangiare. Il padrone di casa apre la cena con un'invocazione rituale: "bismillah" (in nome di Dio), mentre i suoi ospiti sono seduti per terra attorno a un tavolo basso, adagiati su cuscini o su semplici tappeti. Quanto alle regole di comportamento da osservare durante il pasto, esiste un decalogo ormai codificato. Non bisogna guardare il piatto dei vicini ne' prendere un pezzo già adocchiato da loro, non mostrarsi insaziabili e non divorare il cibo, mangiare con tre dita, ma senza succhiarsele, non masticare o inghiottire in modo rumoroso, non soffiare sulle vivande per raffreddarle, non sostituirsi al padrone di casa per avere i pezzi migliori e, infine, saper tenere una conversazione piacevole. Le dita devono essere quelle della mano destra, perche' quella sinistra, nei Paesi islamici, viene usata per l'igiene corporale. Il cuscus viene servito su un enorme piatto rotondo cui tutti attingono, i piu' esperti con le mani, gli altri con il cucchiaio, che e' la posata piu' utilizzata nel mondo arabo, data la diffusa credenza che il coltello porti sfortuna. Spesso ci si serve di un pezzo di pane per raccogliere la carne e la salsa. Il cous cous non si puo' mangiare da soli: è il piatto conviviale per eccellenza. Le sue porzioni sono sempre abbondanti, in quanto destinate alla famiglia allargata e all'ospite inatteso, che puo' arrivare anche all'ultimo momento. Tutti sanno pero' di partecipare a un rito fondante della societa': la condivisione dei cibo. Pur essendo un piatto unico, il cuscus è sempre preceduto da un antipasto: un'insalata cruda di pomodori, cetrioli e cipolle, o di pomodori e peperoni cotti al forno, o, ancora, di ceci, melanzane e zucchine. Non mancano mai diversi tipi di olive e una ciotola di mandorle locali, pelate e fritte. Alla fine dei pasto, invece, aspettatevi in genere dei dolci, a base di miele, mandorle e pistacchi, o un semplice piatto di arance affettate, cosparse di cannella, assieme a pompelmi, meloni gialli, melagrane, banane di Agadir. Le bevande non figurano mai sulla tavola, ma sono poste nelle vicinanze. Oltre al classico tè verde alla menta, rigorosamente servito nel bicchiere, cui nel profondo Sahara si aggiunge dell'ambra, si consuma il caffè al cardamomo alla maniera beduina. In alternativa, per gli occidentali : il grigio di Boulaouane, un rosé leggero dall'aroma sottile, o il grigio di Guerrouane, un bianco secco e fruttato, di assoluta piacevolezza. Si trovano anche l'algerino Sidi Brahim e il tunisino Cháteau Mornag, e persino un'acquavite di fichi, tipico prodotto sefardita. La cucina marocchina è affare di donne, e il ruolo degli uomini si limita alla preparazione dei tè e alla cottura dei méchoui, l'agnello intero arrostito allo spiedo nei giorni di festa. Per mangiare un ottimo cuscus e' necessario , quindi, un viaggio tra le città imperiali dei Marocco. Anche un salto a Parigi può essere soddisfacente, perché il cuscus è diventato il secondo piatto preferito dai francesi in quanto anche al tempo di Rabelais, nel Cinquecento, si testimoniava che in Provenza era molto apprezzato sotto il nome di "coscoton alla moresca".

lunedì, 31 dicembre 2007

E stasera siam di Tagliatelle!!!!

Secondo la leggenda, pare che le tagliatelle sarebbero state inventate nel 1487 da un cuoco bolognese, tale mastro Zefirano, in occasione delle nozze tra Lucrezia Borgia ed il Duca di Ferrara Alfonso I d’Este.
Pare che mastro Zefirano si sia ispirato ai biondi capelli della sposa.

Amcora dobbiam decidere come le condiremo...suggerimenti??? ...

Auguri speciali di serenità e salute per un 2008 bellissimo e ispirato!

 

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postato da Florianopolis alle ore 12:03 | link | commenti
categorie: ricette, cucina, amici, auguri, natale, allegria, curiosità, creatività idee

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