Epicuracanto

sogni, idee, viaggi e ricerche di una filosofa-cantante
venerdì, 11 luglio 2008

LETTERA APERTA DEI PRECARI DELLA SCUOLA AL PRESIDENTE NAPOLITANO


Gentilissimo Presidente della Repubblica

i lavoratori precari della scuola italiana le scrivono in nome della democrazia, della giustizia, dell'onestà di cui Lei è rimasto l'unico garante: ci aiuti a "restare in vita".
Siamo più di 140.000 professionisti che hanno dedicato alla scuola pubblica italiana tempo, passione, continui studi e aggiornamenti e molte notti insonni per l’incertezza del nostro futuro.
Gentilissimo Presidente, ci appelliamo a lei come garante delle istituzioni, poiché è stato inflitto un attacco, diretto e "mortale", alla Scuola Pubblica Italiana.
Si sta smantellando la scuola statale: non a caso da mesi la si sta distruggendo in ogni modo in televisione e sui giornali. Si vuole annientarla, nella volontà di creare una scuola privata che ubbidisca alle esigenze degli attuali governanti: una sorta di scuola – mercato.
Ma la scuola è un luogo di incontro e di crescita di persone. Persone sono gli insegnanti e persone sono gli allievi. Compito degli insegnanti è quello di educare la persona, essere unico ed irripetibile. Per questo motivo essa non può avere come obiettivo unico l’essere in funzione della richiesta del mercato.
Il rischio educativo che gli insegnanti assumono nell’esercizio della propria professionalità è da decenni equamente ripartito tra personale di ruolo e noi docenti precari. Da troppo tempo siamo usati, umiliati con anni di "precariato" lavorativo, sociale e psicologico, una sorta di limbo infinito, e rischiamo ora di essere cancellati come se non fossimo mai esistititi o come se fossimo la causa del "malessere" della scuola: siamo vittime del "terrorismo politico".
Un terrorismo che, anche se non fatto di bombe, ma di numeri e contabilità, avrà la stessa entità e crudeltà e sarà devastante come la peggiore strage.
Per giustificare tutto ciò, stiamo subendo un attacco mediatico quotidiano e implacabile. Quando si dice "precari"- che orribile parola!- la gente comune pensa a giovani imberbi e fannulloni che cercano, senza arte né parte, una qualche strada futura. Non si pensa, invece, a quelle migliaia di insegnanti laureati, specializzati, abilitati o pluriabilitati in concorsi pubblici, che da anni ed anni (10, 15, anche 20), con passione e professionalità, hanno permesso il normale funzionamento della scuola pubblica italiana, assunti temporaneamente da uno Stato che di loro aveva ed ha bisogno soltanto da settembre a giugno.
Nessuna società o industria privata potrebbe mai farlo. Lo Stato, sì, lo fa da anni e anni.
I tagli della prossima, imminente finanziaria ci cancellano. Sulla stampa eminenti giornalisti ci invitano a cercare un altro lavoro, disprezzando o celando del tutto gli anni passati a superare esami, corsi, specializzazioni.... (come lo Stato ci chiedeva) e contemporaneamente insegnando su quelle cattedre di cui la scuola aveva bisogno.

Non si può dire ad un insegnante a 40, 45 anni o più, dopo aver scelto per passione di insegnare, e non certo per ingordigia economica, di cercarsi un altro lavoro!
La preghiamo Presidente, sia garante della COSTITUZIONE e delle nostre leggi, dove si parla di diritto al lavoro, di diritto allo studio, di scuola pubblica, di ASSUNZIONI di 150.000 PRECARI in TRE ANNI (legge finanziaria del 2007), di contratti a tempo determinato che, se reiterati, devono concludersi con l'assunzione.
Per questi motivi Le chiediamo di intervenire, con tutti gli strumenti a sua disposizione, affinché nel nostro paese non si compia un simile arbitrio.

Con speranza e osservanza

I PRECARI DELLA SCUOLA
FORUM PRECARISCUOLA

(www.precariscuola.135.it/ )

lunedì, 09 giugno 2008

Io lo so che non sono solo anche quando sono solo ....

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OSPEDALE GENERALE

SAN CARLO DI NANCY -

Via Aurelia, 275 - Roma - tel. 06.39.701

Eccomi di nuovo in corsa! Finalmente sono tornata a casa, felice di essere riuscita a decomprimermi dopo cinque intense giornate trascorse in ospedale. L'operazione è andata benone, e seppur , mentre scrivo, ancora i doloretti d'uopo si diffondono in tutto il mio dimagrito corpicino, sento come se mi fossi rigenerata. L'attenzione professionale, nel piccolo e caotico reparto di ginecologia, è stata davvero superlativa. Quando si sente soltanto dire della malasanità in Italia credo che bisognerebbe comunque verificare le differenti realtà che la compongono. I problemi che  assillano il personale medico ed infermieristico, purtroppo sempre più si diffondono a macchia d'olio, e non certamente per volontà degli stessi che con enorme pazienza ci provano a fare ancora una volta missione del proprio dovere. Pure le silenziose signore delle pulizie, quelle che pochi notano e quasi mai nessuno ricorda al San Carlo fanno corpo unico con la struttura. Sono arrivata al giorno del ricovero con un'ansia insopportabile e la speranza che si verificassero solo eventi positivi, per me, in un luogo comunque preposto al dolore e alla sopportazione, ma ho scoperto non solo quella dei pazienti! L'ospedale è un teatro dove tutta l'umanità che vi si affaccia cerca di combinarsi secondo meccanismi che seguono un flusso e dinamiche apparentemente semplici. Esiste l'umanità dei pazienti, il loro vissuto, esistono i racconti di vita  che si dipanano nelle lunghe ore che precedono gli interventi e che profondamente legano coloro i quali fraternizzano tra sorrisi e lacrime. Esiste l'umanità degli infermieri, incazzati e stanchi per i troppi turni di lavoro mal pagati e le continue vessazioni che a torto o ragione devono sentirsi rimbrottare da pazienti e datori di lavoro. Coraggio ragazzi! Esiste l'umanità dei medici, dei dottori grandi e piccoli che al di là di tutto sono uomini con vite strappate al quotidiano. Si ritagliano brandelli di libertà nel prendere un caffè, nello scambiarsi qualche battuta in reparto, nel lodarsi per un lavoro ben fatto o semplicemente quando, intenti a respirare davanti ad una finestra, telefonano all'affetto che non è di turno e forse non lo sarà mai perché vive una vita, per fortuna, fuori dall'ospedale. Tutto questo genera apprensione, smarrimento e necessità di organizzazione. Allora ecco che il flusso si combina , magicamente s'incastra. Inizia a vorticare verso la soluzione ultima che tralascia qualsiasi dubbio o relativismo: la salute.  La salute, non più il dolore ha la preminenza, ma la possibilità fallibile di doverlo sconfiggere. Curare, torna ad essere principio secondo solo al prevenire, che in quel caso non si è potuto applicare. La terapia diventa legge e l'intervento vangelo. E del vangelo in qualche misura se ne ha bisogno tutti, giacchè terminare il cammino con una preghiera che sconfina nella poesia è l'inequivocabile sospiro che lega ciascuno alla fine del giorno ed all'inizio di quello che verrà.  

 

“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (Shopenhauer)

E a chi mi ha supportato per una volta nel sogno va il mio più sincero GRAZIE:

 

alla signora Michela, caposala attenta alle sfumature e agli umori anche di un timido filo di voce;

alla prima infermiera che mi ha prelevato il sangue e non trovava il laccio emostatico;

a Giulia, vulcano buono, inquieta e passionale, ma romanticamente sopra le righe ;

al ragazzo che il 14 luglio sarà papà di una bella bimba;

a Christian dal codino simile a quello di Fiorello ;

all’infermiera giovane e peperina che mi ha portato il camicione della sala operatoria, intonando un ritmo brasilero;

alla dolce signora dei clisteri che insieme ad una paziente e meticolosa infermiera bionda dagli occhi azzurri mi ha vegliato la notte seguente l’intervento;

all’infermiera dall’accento sudamericano che con garbo mi ha chiesto dei miei trascorsi allergici;       

al ragazzo preparato sugli antibiotici che si è detto fortunato di non esser donna;

all’infermiere che non ha voluto togliermi il catetere, ma che poi con altri due angeli mi ha rifatto il letto;

alla signora che sta in  accettazione in endoscopia incontrata al centro commerciale, che si è fermata a salutarmi sorridente senza avermi riconosciuto;

all’infermiera morbida e romanista che mi ha assistito per l’isteroscopia;

alla veracissima signora campana che anima le file mentre si attende l’ingresso ai servizi endoscopici;

alle infermiere presenti domenica 8 al  reparto di uroginecologia;

alla bella signora delle pulizie dai lunghi capelli neri e gli occhi azzurri che dopo due figli maschi, ad oggi crede che anche una femminuccia però le sarebbe piaciuta tanto;

alla signora rubiconda e gradevole addetta al pranzo e a “Madagascar” addetta alla cena;

all’infermiere che quasi non parla ma osserva intensamente i dettagli;

al parroco che fugacemente e con discrezione offre la comunione e  porge il suo saluto al vespro e all’alba;

alla dott.ssa Anna Bassani, pregevole ginecologa, fan degli sms, del bianco, delle mele Stark e del suo groviglio di macchine ecografiche, da cui vaticina responsi e presunzioni;

al dott. Russo, simpatico divoratore di barrette Kinder, consumatore devoto di caffè ed eccellente attore di sala  operatoria ed isteroscopica;

alla dott.ssa Delfini, gagliarda vestale del sacro ventre operatorio, consolatrice sincera di degenti con famiglie al seguito, chirurgo impeccabile, pragmatica e ironica detentrice di bandane colorate;

al prof. Vittori, primario emerito, che con pudore e gentilezza fa sentire la sua “presenza in casa” augurando con stile un buongiorno ed una felice sera a tutti i pazienti;

al dottore dall’accento straniero leggero e dagli occhi chiari e profondi che mi ha controllato, spiegato affabilmente i dolori che l’aria iniettata in corpo provoca alle scapole e l’esistenza di un nervo chiamato frenulo, ad essi collegato;

al dottore alto , dai capelli sale e pepe e dalla battuta pronta che mi ha dimesso cordialmente prima dell’ora di pranzo, giacché la sana cucina di mamma mi reclamava a tavola;  

agli infermieri e medici della preospedalizzazione;

 all’anestesista raffreddato e baffuto che mi ha dato il lasciapassare all’intervento;

a tutta l’equipe della sala operatoria, giovane, fresca e volitiva;

alla fontana del cortile principale che rasserena col suo delicato scroscio le menti obliate di chi ricerca nuova serenità;

a Roberta, Tiziana, Elvia , Mirella e Chiara, compagne affettuose d’avventura in questo lungo viaggio.

A tutti , di cuore, ogni felicità, salute e bene  .

 

lunedì, 26 maggio 2008

Inquietudini e divagazioni

Ebbene sì, ho scoperto di avere un blocco! Non solo quello fisiologico dei miomi che a breve, per fortuna , sarà un ricordo, ma quello della scrittura. Sono mesi che provo a fermarmi perchè i pensieri corrono veloci e vorrei afferrarne i colori,  prima di vederne sparire la loro nitida essenza. Eppure non ci riesco. Ho ricominciato a sognare, ho aperto il cuore alla speranza che almeno una parte della popolazione mondiale sia sana e fiduciosa e impegnata a regalare alla terra un futuro migliore. Dopo l'intervento dovrò attendere prima d'intraprendere una gravidanza, ma ancora mi domando, insipida, se sia leggittimo regalare indifferenza ad un bimbo nato domani. Tante domande, tante risposte mancanti, tanto stupore e livore al pensiero che non avrò il modo di chiedere a  mio figlio se gradirà esser nato. Un lavoro precario mi sta togliendo l'estro del far bene, una lontananza kilometrica mi divide dal mare e dalle mie origini, oltre che dal mio tempo, un'inquietudine latente alberga il mio cuore ... e se decidessimo di partire io mio marito e il gatto? Tornerei volentieri in Amazzonia, o comunque ovunque ci fosse possibilità di vivere una condizione diversa, con ritmi più lenti e consoni alla possibilità che non si concentri tutto nelle 48 ore di un weekend. Non si vive di solo mutui, di discriminazioni, di asmi bronchiali ed allergie alla qualunque, di parole rarefatte e senza pienezza, di cose da fare e disfare se altri hanno fatto male, ma pure di contemplazione, di bellezza, di semplicità di condivisione senza divisione. Oggi chi potrebbe scrivere più una meraviglia come la Divina Commedia o studiare come possa essere confacente evitare d'ammalarsi di ansia? Interessano davvero queste cose? A chi?  Si viaggia , si telefona, si chatta, si sfrutta second life per virtualizzare una vita diversa dalla propria e ci si sdoppia come dottor Jekyll e del Mr.Hyde, ma per parlare di cosa? Per liberarsi da cosa? E' come se l'osservazione e l'analisi non avessero meriti. Il tempo della scrittura è lento, analogico, ha bisogno di riflessione. Scegliere le parole per incidere, armonizzare il periodo e la lettura perchè tutto sia sensibile e propedeutico al miglioramento. Regalare emozione! L'impegno della Lingua Italiana una volta grandemente rispettava questo postulato! 

" Si ritenga schiaffeggiato... " era il massimo insulto che in parlamento pareva fosse onta da cancellare con perizia e intelligenza, per riconquistare fiducia e rispetto. Ma anche fiducia e rispetto paiono diventate accattone di poco conto e bandite dai sinceri intenti, unicamente prestate a far comparsa o ufficializzare altro dalla loro real natura. Le parole non hanno più peso se non quello legale? Il diritto vince sull'effimero intento diretto di dire e contraddire? Forse che l'umanistico non è più degno di supplire alle carenze delle imperfezioni esprimibili , perchè solo il tecnico scientifico e pratico risulterà degno d'avere albergo  per il domani? L'economia, il calcolo, la precisione e l'informatica garantiranno la poesia?  Come?

postato da Florianopolis alle ore 13:40 | link | commenti (1)
categorie: discussioni, scrivere, riflessioni, blog, leggere, idee, emozioni, forum, futuro, pensare, preparazione, broderie
martedì, 06 maggio 2008

Professione: blogger per passione

... homeLei è Sigrid, 30 anni, belga di nascita, italiana per amore. La sua passione è il cibo, raccontare il gusto dei sapori e inventare nuove combinazioni. La cucina è il suo regno, la macchina fotografica la sua ultima scoperta, scrivere un piacere di vecchia data, Cavoletto di Bruxelles il suo blog, la sua voce, il suo personalissimo terreno di gioco, il luogo dove raccontare umori, esperienze e divertimenti.
(
continua )

E' meraviglioso! Perchè ancora la ceatività merita di avere uno spazio, perchè di e per passione ancora anche in Italia si può lavorare, perchè non si è mai sconosciuti se la rete ci aiuta a diffondere cose buone, perchè reinventandosi si riscopre quanto potenziale abbiamo da offrire a noi stessi rispettando la nostra intelligenza. Brava Sigrid! E grazie di avermi fatto conoscere gusti e sapori senza confini, senza margini, trascritti con leggerezza, empatia e sale di vita. Leggeri e delicati pensieri legati a d eleganti sfumature visuali. Visitate il sito e resterete affascinati.

giovedì, 24 aprile 2008

e la filosofia per tutti

Sul sito di Giuseppe Cirigliano originale iniziativa è quella di provare a raccontare la filosofia in versi. L'autore si è personalmente cimentato nell'impresa, ma come si può facilmente intuire non tutti i principali concetti filosofici sono stati trattati, per la vastità e complessità di un'impresa del genere; l'unico intento della prova è "fornire stimoli per dopo" ovvero  suscitare un interesse che induca a una ricerca personale su altri siti o su libri specifici e riviste specializzate, ma soprattutto alla lettura diretta di testi filosofici veri e propri.

Il concetto di filosofia

I primi pensatori hanno chiamato
con antiche parole e nuove insieme
tale sapere che tutto ha cambiato:
logos, sophia, aletheia, episteme.
Ma in che cosa consista veramente
non lo sa né l'idiota né il sapiente.

Ogni definizione è controversa
e, quanto più l'uomo si dà da fare
per definirla, tanto più va persa
l'idea, che si vorrebbe dimostrare,
di un sapere assoluto, universale,
unico, vero, insomma eccezionale.

Pure, da allora, sorsero domande
che l'uomo ancora adesso si può porre:
se la realtà sia una oppure tante,
se verso il nulla eterno tutto scorre,
se l'uomo è un animale intelligente
o un atomo rivolto verso il niente;

ed ancora quesiti come quello
se la natura sia soggetta a legge,
se nel fugace volo del fringuello
sia traccia di colui che tutto regge,
se il bello sia un valore universale
o solo ciò che a ognuno appare tale;

se vanamente la ragione ambisce
a rintracciare il senso dell'essente,
di ciò che insomma appare e poi svanisce,
mostrando come in fondo tutto è niente.
Da ben duemila e cinquecento anni
uguali e peggio sono i nostri affanni.

Eppure a tutto ciò non c'è risposta
che sia definitiva, ferma e certa;
perciò per il pensiero non c'è sosta
ed una sola strada resta aperta:
educarsi su ciò che altri hanno detto,
ma accogliendo ogni cosa con sospetto.

venerdì, 18 aprile 2008

Sugli annunci di lavoro e i limiti d'età

Per effetto del graduale invecchiamento della popolazione, causato dalla mancanza di nascite nel nostro Paese, si arriverà nei prossimi dieci anni ad un incremento d’individui che supereranno i 40 anni, aspetto al quale sarà associato il successivo spostamento dell’età riguardo all’inserimento nel mondo del lavoro. Uno scenario a dir poco catastrofico per l’economia nazionale sembrerebbe rivelarsi nei prossimi anni. Ponendo invece le giuste attenzioni al problema si potrebbe trovare una concreta soluzione, sfruttando sin d’ora la possibilità di utilizzare la forza lavoro anche di coloro che subiscono uno sbarramento anagrafico nella nostra società; si acquisirebbe una nuova forma mentis per ciò che concerne l’economia del futuro abolendo quegli atti che, ad oggi, la società pone  a requisito per l’assunzione delle  figure professionali di cui ha bisogno. Si potrebbe far fronte alle numerose richieste che il mercato del lavoro offre, riequilibrando in tal senso le caratteristiche della  domanda a quelle dell’offerta.  Le amministrazioni del nostro Paese hanno cercato di risolvere il problema. Ultimo è il D.lg. 9 luglio 2003 nr 216 il quale regola le parità di trattamento in materia d’occupazione in  attuazione della direttiva 2000/78/CE. Specificatamente proibisce qualsiasi tipo di disparità, compresa l’età, favorendo in questo modo la concessione a tutti i cittadini europei, quindi anche quelli italiani, uomini e donne di entrare nel mondo del lavoro senza subire disuguaglianze. L’inserimento nel mondo del lavoro avviene sempre più in età avanzata rispetto a trent’anni fa  poiché ora si consolida entro i 24 anni, se si è compiuto il normale iter delle scuole dell’obbligo, 28 anni invece per i laureati. Per questi ultimi  si è spostata  l’età media; anch’essa risulta essere compresa entro i 28 anni non considerando eventuali master di specializzazione. In Europa, le organizzazioni che non hanno mai usato i limiti d’età, sembrano funzionare bene, con staff motivati. Molte di loro hanno espresso ammirazione per l'esperienza, la saggezza e la stabilità che le persone più mature hanno portato nel loro ambiente di lavoro. In Italia delle multe irrisorie sono state propinate a chi pubblica articoli relativi ad offerte lavoro con la discriminante specificata del limite d'età, ed è evidente che ciò non abbia assolutamente impedito o frenato la propagazione errata degli stessi, con certo il beneplacido di tutti i giornali che li rilevano copiosamente e proficuamente tra le loro pagine. Dove la flessibilità vorrebbe essere una risorsa diventa ancor di più una precaria imposizione. Errore d'interpretazio legis o ennesima svista per far quadrare i conti di chi il lavoro cerca di non mollarlo a costo di calpestare i diritti del prossimo? Di quale prossimo poi si parli è cosa di difficile comprensione, visto che pare ormai destinato tutto a finire con l'egoismo del presente e la legge del mors tua vita mea.

venerdì, 18 aprile 2008

Il segreto della domanda

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Questo libro raccoglie sessanta delle moltissime lettere che i lettori di D la Repubblica delle Donne settimanalmente mi inviano, ponendo delle domande che poi vengono discusse in quella maniera un pò anomala, che non è quella di rispondere alla domanda, ma di radicalizzarla, andando il più possibile in fondo dove di annida il radicamento.
Questo modo di procedere talvolta può apparire irritante, talvolta difficile, talvolta delusivo, ma è meglio eludere l'attesa di una risposta immediata che isterilire una domanda, impoverirla, non tenerla all'altezza di ciò che chiede.
I miei commenti alle lettere qui riportate non vogliono essere un ricettario per i problemi della vita, perché questo comporterebbe che io capissi la mia e anche quella degli altri, mentre la bellezza della vita è proprio nella sua imperscrutibilità, è nel gioco indicato dai suoi enigmi che non si concedono a facili soluzioni.

Umberto Galimberti

martedì, 25 marzo 2008

Il Progetto ISSI - Istituto Sviluppo Sostenibile Italia

ISSI logo

Ecoefficienza e capacitazione per lo  sviluppo sostenibile

ISSI Onlus è nato per diffondere le idee, le pratiche e gli strumenti della sostenibilità. Lo sviluppo sostenibile è un progetto di futuro fondato su concreti interventi nel presente. Un progetto aperto, da arricchire e rinnovare continuamente con l’analisi e la ricerca. Rappresenta un' opportunità per l’intera umanità, un percorso di riforma dello sviluppo capace di affrontare i cambiamenti globali, climatici innanzitutto, i drammi della fame e della povertà connaturati alle attuali dinamiche economiche a partire dalla dimensione locale dei problemi. Un processo democratico che vive del protagonismo dei popoli, di uomini e donne, dell’importanza di ciascuna singola azione, ponendo nuove sfide al mondo tecnico e scientifico. L’idea dello sviluppo sostenibile, elaborata nelle sedi internazionali,  non ha raggiunto i successi che in molti speravamo: la proposta, senza adeguati sostegni, non è sufficiente ad orientare l’economia verso una concreta innovazione. Mentre la crescita economica continua, i problemi ambientali sono andati aggravandosi e le iniquità sociali si sono ampliate. Lo sviluppo sostenibile necessita di nuovi e più efficaci strumenti internazionali, nazionali e locali. Nell’epoca della globalizzazione e del potenziarsi dei mercati finanziari sono indispensabili nuove politiche globali, conditio sine qua non per la concretizzazione di intese, in particolare tra i paesi industrializzati ed i paesi poveri, ricondotte alla comune logica della sostenibilità. L’ecoefficienza, se accompagnata dalla riduzione dei fattori di pressione sull’ambiente, è una pratica decisiva per la sostenibilità, in grado di minimizzare i coefficienti di usura dell’ambiente per unità di prodotto, che si fonda sulla semplice, ed apparentemente banale, convinzione che è possibile fare di più e meglio con meno: meno uso di risorse naturali e meno inquinamento. In tale contesto la conoscenza diviene un fattore essenziale, un vero e proprio motore dello sviluppo. L’uso efficiente, sicuro e sostenibile delle risorse, siano esse rinnovabili o non rinnovabili, richiede di utilizzare al meglio il potenziale dell’innovazione scientifica e tecnologica senza subordinarlo ad interessi meramente economici, bensì spingendolo a far propria una responsabilità di specie, una consapevolezza dei limiti e della straordinaria complessità della natura. L’innovazione tecnologica dà la possibilità di moltiplicare l’ecoefficienza, di sviluppare fonti energetiche rinnovabili e pulite, di abbattere l’inquinamento, di ridurre drasticamente il consumo di risorse naturali, di vivere meglio e con un più diffuso ed equo benessere. ... ( fonte ISSI continua qui)

Una sera di marzo, al pronto soccorso, due coppie di coniugi si supportano moralmente e chiacchierano, incontrandosi per la prima volta. Nell'attesa estenuante di ricevere aiuto, e per fortuna per nulla di troppo grave, si arriva a scoprire affinità elettive ed intendimenti comuni su punti di vista assolutamente condivisibili. Addirittura si parla del futuro del mondo, dell'evoluzione che toccherà alle generazioni a venire, diseredate di petrolio e gas, orfane di una corretta informazione, incaricate dello smaltimento universale di rifiuti, proposto loro come chiave di volta per assicurarsi un tempo migliore su questa terra. Il solo fatto di essersi detti buonasera e come va , ha prodotto tutto questo ... non male come conclusione di una pasquetta intirizzita e ventosa! A proposito, anche gli esiti degli interventi sui due pazienti sono stati meno rovinosi di quanto l'attesa lasciasse presagire ... qualche punticino, cure antibiotiche e un pò di riposo riporteranno il sereno. Uno dei quattro amici è membro di un'associazione, si chiama ISSI ...

venerdì, 07 marzo 2008

Non solo munnezza

Prendendo spunto da un'idea proposta qui in merito alla necessità di discutere sui problemi legati all'ambiente e alla spazzatura pure della capitale, "non solo munnezza" l'avrei titolato personalmente, un'altra idea , oltre alla mostra fotografica, potrebbe essere quella di coinvolgere  cooperative, uffici comunali, associazioni e comunità favorevoli alla salvaguardia dell'ambiente, a definire un sistema di raccolta mensile dei rifiuti porta a porta. Per dare visibilità alla cosa sarebbe piacevole indire un concorso per giovani artisti del tipo: creare un logo da cassonetto, per promuovere i modi di fare la differenziata in maniera corretta. I migliori 12 disegni potrebbero diventare un calendario per evidenziare i giorni precisi di prelievo del vetro, della plastica, della carta e dell'umido, fattibili in quel mese e proprio per promuovere la raccolta porta a porta. Vi piacerebbe realizzare l'iniziativa? Non dimenticatevi di coinvolgermi!

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Egocentrica, poliedrica, equilibrista e chiacchierina, aspetto nuovi amici per elargire curiosità, notizie, sogni e prospettive da condividere oppure no. Visitate il sito anche solo per un caffè! Ciao ciao.

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